Codice di Condotta per i fornitori e sostenibilità aziendale

Da tempo oramai sentiamo parlare di “sostenibilità aziendale” nei suoi pilastri ambientali, sociali e di governance.

Oggi le imprese non possono più permettersi di considerare i rischi di sostenibilità come fattori marginali. Eventi climatici estremi, perdita di biodiversità, pressioni normative e nuove abitudini dei consumatori impattano direttamente sul business.

L’approccio ideologico e pratico a questi temi non è sempre semplice. Unico dato certo, la sostenibilità crea valore in senso evolutivo, sia questo strategico, di mercato o economico. Ce lo racconta la democrazia dei numeri. Le organizzazioni che già applicano la sostenibilità non chiedono di modificare e/o alleggerire l’intero impianto di disclosure ma anzi di renderlo più trasparente.

L’evoluzione del contesto normativo e di mercato fa emergere l’esigenza di un approccio concreto e pragmatico alla sostenibilità come un’opportunità strategica per l’impresa di essere più competitiva e resiliente. Ma come diventa la sostenibilità un’opportunità? Perché oggi è indispensabile implementare la sostenibilità nei piani aziendali?

Il punto di partenza è comprendere che l’analisi dei rischi ESG (Environmental, Social, Governance) consente di monitorare e gestire in modo proattivo problemi che stanno diventando finanziariamente rilevanti per l’impresa. Ciò consente di adottare misure di mitigazione mirate per ogni ambito, limitando così i potenziali impatti negativi.

Dietro ogni rischio si nasconde un’opportunità per l’azienda. La valutazione dei rischi ESG diventa fondamentale per creare opportunità che impattano direttamente sul valore e sullo stesso futuro delle aziende.

Ma dove si nascondono i veri rischi ESG? Non solo all’interno dell’azienda, ma anche nella catena di fornitura. I fornitori possono rafforzare o compromettere la strategia aziendale. Il vero rischio non è solo non misurare i propri dati ESG ma non sapere cosa sta succedendo lungo l’intera filiera. Non a caso, la direttiva (UE) 2024/1760 (CSDDD: Corporate Sustainability Due Diligence Directive) impone alle imprese obblighi di due diligence per identificare, prevenire, mitigare e ridurre gli impatti negativi sui diritti umani e sull'ambiente non solo nelle proprie attività ma lungo l’intera catena del valore. La Direttiva richiede alle aziende di monitorare e garantire la sostenibilità e la responsabilità lungo la propria catena di approvvigionamento.

In questo scenario, risulta indispensabile l’adozione di un Codice di Condotta per i fornitori quale strumento per regolare i rapporti dell’impresa con i propri fornitori, definendo così su questioni etiche, ambientali, condizioni di lavoro, salute e sicurezza, quegli standard minimi ai quali tutti i fornitori sono tenuti ad attenersi.

Essere promotori di un comportamento responsabile e sostenibile lungo tutta la catena del valore non è solo conformità normativa, favorisce trasparenza, fiducia, collaborazione solide e durature. Integrare le pratiche di sostenibilità nella supply chain rende l'azienda più competitiva sul mercato nel lungo periodo, creando valore aggiunto per tutti gli stakeholder.

Da qui, l’esigenza per le imprese di adottare un Codice di Condotta per i fornitori che definisca regole chiare su diritti umani, lavoro, anticorruzione, legalità, mirando ad ottenere lungo tutta la catena di approvvigionamento una visione e una condivisione comune dei valori legati alla sostenibilità.